Di  Redazione

il caso. Morgan, testimonial antidroga?

03 febbraio 2010

Lo propone Carlo Giovanardi. Contrario Riccardo Gatti: «Un'ipotesi paradossale»

Se l'intervista a Max fosse confermata, «la Rai dovrebbe valutare di non far partecipare Morgan a Sanremo», ma se al contrario fosse confermata la smentita di Morgan e il cantante «fosse sincero» nel considerare la droga come un male, «un inferno in cui purtroppo è caduto in un momento passato della sua vita», allora «sarei personalmente interessato ad incontrarlo» perché potrebbe essere «come già tanti altri artisti e personaggi famosi» un «eccellente testimonial» per la lotta alla droga. Così ieri sera il sottosegretario Carlo Giovanardi a Radio24, con un incredulo Giuseppe Cruciani, il conduttore, che insisteva sul fatto che forse Morgan non fosse interessato a una proposta del genere.

Oggi la Rai ha deciso l'esclusione di Morgan dalla 60^ edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo: «Sono traumatizzato», ha commentato il cantante.

In ogni caso, la polemica sull'uscita di Morgan ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri. In un'intervista a Max Morgan avrebbe detto: «Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. La uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva». Più tardi la smentita: «La droga fa male, la considero pericolosa e inutile, mi riferivo all'uso che ne facevo in passato come terapia verso la depressione. E certo non mi sognerei mai di divulgare come insegnamento o consiglio per i giovani l'uso di stupefacenti. Forse mi è stata tesa una trappola e ci sono caduto ingenuamente». La tesi è stata smentita dal direttore di Max: «L'intervista non è stata per nulla carpita - ha sottolineato - e tanto meno è stata tesa una trappola. Il servizio, in lavorazione da tempo, è stato pienamente concordato. Il giornalista autore dell'intervista, Raffaele Panizza, ha registrato circa due ore di conversazione avvenuta comodamente a casa dell'artista cosi' come lui desiderava. Inoltre l'articolo è corredato da un bellissimo servizio fotografico realizzato per l'occasione, in esclusiva per Max».

Insomma difficile capire dove stia la verità. «Certo è che, comunque stiano le cose, abbia o non abbia fatto uso di cocaina o di crack adesso o nel passato, la proposta di fare di Morgan un testimonial è davvero paradossale». A sostenerlo è Riccardo Gatti, uno dei massimi esperti in materia e curatorte del sito droga.net . «L'unica ragione per cui oggi si parla di Morgan», argomenta Gatti, «è il suo legame con le sostanze. Se avesse dichiarato che non ha mai fatto uso di droghe, nessuno lo avrebbe preso in considerazione, nemmeno Giovanardi e il dipartimento antidroga». «In generale», continua Gatti, «non credo alla funzione dei testimonial che alla fine dei conti si rivelano sempre più negativi che positivi». Come nel caso di Morgan? «Sopratutto nel caso di Morgan, la cui vicenda, da ogni angolazione la si voglia guardare, si sta rivelando un enorme spottone per le droghe».

Luigi Bobba lancia invece la proposta: «Un antidoping per i conduttori». Stessa idea arriva dal presidente della commissione per l'Infanzia, Alessandra Mussolini che, in accordo con la vicepresidente Gabriella Carlucci, propone che tutti i cantanti in gara al Festival di Sanremo facciano il test antidroga.


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valentina marchioni

09 feb 2010, 13:15

Ormai anche i muri sanno che Morgan è stato escluso da Sanremo per le sue dichiarazioni sull’uso degli stupefacenti. Ebbene, invece che dichiararsi vittima di un complotto organizzato dalla redazione di Max o chi per essa, il Nostro dovrebbe essere grato alla voglia smisurata di sensazionalismo di questo paese, visto che in realtà in virtù di ciò gli è consentito di arrivare senza pianoforte e microfono al centro del proscenio. Questa Italia così pudica, che punta il dito contro gli eccessi ma che non può fare a meno di sguazzarci dentro è solo un pizzico più coraggiosa di quelle persone che, come diceva De Andrè, “danno buoni consigli quando non possono dare il cattivo esempio". Le dichiarazioni fatte da Morgan non sono il tema centrale della questione, o almeno non lo sono più. Che Morgan faccia uso o no di cocaina, fondamentalmente sono affari che non riguardano né me né qualsiasi altro individuo (in questo paese e fuori), insomma sono solo fatti suoi (e dei suoi familiari eventualmente). Altra questione, invece, sono i proseliti e gli strascichi che questa (fortunata, almeno per il cantante) dichiarazione ha prodotto.Il punto quindi non è più se l’uso o meno della droga come antidepressivo sia un messaggio lecito o meno da inviare ai più giovani che sognano di diventare famosi, quanto piuttosto la questione si sposta sull’adeguatezza o meno di creare un “mito” (positivo o negativo, a questo punto è indifferente) in seguito di tali dichiarazioni. Insomma, il pubblico dibattito, a cui siamo obbligati ogniqualvolta apriamo un giornale o accendiamo la televisione, ormai si è spostato dalle cause e dagli effetti che spingono un individuo all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti (e anche qui, le cause che sottostanno all’utilizzo delle sostanze sono sempre personali e diverse per tutti) alla storia personale del cantante, alla sua inclusione o meno nell’Olimpo delle “povere celebrità” stigmatizzate, punite e biasimate per le loro umane debolezze.

 

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valentina marchioni

09 feb 2010, 13:15

Ormai anche i muri sanno che Morgan è stato escluso da Sanremo per le sue dichiarazioni sull’uso degli stupefacenti. Ebbene, invece che dichiararsi vittima di un complotto organizzato dalla redazione di Max o chi per essa, il Nostro dovrebbe essere grato alla voglia smisurata di sensazionalismo di questo paese, visto che in realtà in virtù di ciò gli è consentito di arrivare senza pianoforte e microfono al centro del proscenio. Questa Italia così pudica, che punta il dito contro gli eccessi ma che non può fare a meno di sguazzarci dentro è solo un pizzico più coraggiosa di quelle persone che, come diceva De Andrè, “danno buoni consigli quando non possono dare il cattivo esempio". Le dichiarazioni fatte da Morgan non sono il tema centrale della questione, o almeno non lo sono più. Che Morgan faccia uso o no di cocaina, fondamentalmente sono affari che non riguardano né me né qualsiasi altro individuo (in questo paese e fuori), insomma sono solo fatti suoi (e dei suoi familiari eventualmente). Altra questione, invece, sono i proseliti e gli strascichi che questa (fortunata, almeno per il cantante) dichiarazione ha prodotto.Il punto quindi non è più se l’uso o meno della droga come antidepressivo sia un messaggio lecito o meno da inviare ai più giovani che sognano di diventare famosi, quanto piuttosto la questione si sposta sull’adeguatezza o meno di creare un “mito” (positivo o negativo, a questo punto è indifferente) in seguito di tali dichiarazioni. Insomma, il pubblico dibattito, a cui siamo obbligati ogniqualvolta apriamo un giornale o accendiamo la televisione, ormai si è spostato dalle cause e dagli effetti che spingono un individuo all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti (e anche qui, le cause che sottostanno all’utilizzo delle sostanze sono sempre personali e diverse per tutti) alla storia personale del cantante, alla sua inclusione o meno nell’Olimpo delle “povere celebrità” stigmatizzate, punite e biasimate per le loro umane debolezze.

 

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valentina marchioni

09 feb 2010, 13:15

Ormai anche i muri sanno che Morgan è stato escluso da Sanremo per le sue dichiarazioni sull’uso degli stupefacenti. Ebbene, invece che dichiararsi vittima di un complotto organizzato dalla redazione di Max o chi per essa, il Nostro dovrebbe essere grato alla voglia smisurata di sensazionalismo di questo paese, visto che in realtà in virtù di ciò gli è consentito di arrivare senza pianoforte e microfono al centro del proscenio. Questa Italia così pudica, che punta il dito contro gli eccessi ma che non può fare a meno di sguazzarci dentro è solo un pizzico più coraggiosa di quelle persone che, come diceva De Andrè, “danno buoni consigli quando non possono dare il cattivo esempio". Le dichiarazioni fatte da Morgan non sono il tema centrale della questione, o almeno non lo sono più. Che Morgan faccia uso o no di cocaina, fondamentalmente sono affari che non riguardano né me né qualsiasi altro individuo (in questo paese e fuori), insomma sono solo fatti suoi (e dei suoi familiari eventualmente). Altra questione, invece, sono i proseliti e gli strascichi che questa (fortunata, almeno per il cantante) dichiarazione ha prodotto.Il punto quindi non è più se l’uso o meno della droga come antidepressivo sia un messaggio lecito o meno da inviare ai più giovani che sognano di diventare famosi, quanto piuttosto la questione si sposta sull’adeguatezza o meno di creare un “mito” (positivo o negativo, a questo punto è indifferente) in seguito di tali dichiarazioni. Insomma, il pubblico dibattito, a cui siamo obbligati ogniqualvolta apriamo un giornale o accendiamo la televisione, ormai si è spostato dalle cause e dagli effetti che spingono un individuo all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti (e anche qui, le cause che sottostanno all’utilizzo delle sostanze sono sempre personali e diverse per tutti) alla storia personale del cantante, alla sua inclusione o meno nell’Olimpo delle “povere celebrità” stigmatizzate, punite e biasimate per le loro umane debolezze. Nell’attesa

 

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